giovedì, 24 luglio 2008
E che sono l'unico che non posta librerie?
Paperback chair. Comodissima, immagino. E i libri non si rovinano proprio per niente, eh? (via)
(però bella)
Paperback chair. Comodissima, immagino. E i libri non si rovinano proprio per niente, eh? (via)
(però bella)
E' la scoperta dell'acqua calda, ma Advertising VS Reality è una ricerca così sistematica che fa fare grasse risate. E interrogarsi, oltre che sugli inganni pubblicitari del packaging, anche su quante schifezze mangiamo.
Lo scorso weekend a distanza di 24 ore ho assistito ai concerti di due delle più grandi voci degli ultimi vent'anni; una doppietta così, lo so già, non mi capiterà mai più.
Diversissimi come contesto e atmosfera (da un lato l'affollato concerto gratuito della centralissima, sempre splendida, piazza S. Stefano a Bologna, dall'altro il costosissimo, ordinato e moderno monolite del Teatro degli Arcimboldi di Milano), come pubblico e repertorio, ma accomunati dall'avere dietro il microfono una voce unica in grado di rivoltarti le budella ad ogni singolo sospiro, e di scolpirsi nella memoria come eventi più unici che rari che spazzano via in un sol colpo decine di concertini mediocri. Spero davvero che non ve li siate persi.
Mike Patton Mondo Cane - 18 Lug, P.zza S. Stefano, Bologna
Sapevamo già tutto del nuovo progetto del vulcanico Mike Patton (già Faith no more, Fantomas, Mr. Bungle, Tomahawk, Peeping Tom e via andare), affiancato da un ensemble di musicisti d'eccellenza, da un'orchestra e da un coro, e alle prese con un repertorio di classici e brani minori degli anni '50 e '60 italiani (tra gli altri Paoli, Tenco, Buscaglione, Vianello e Modugno). Sulla carta un'idea carina e ruffiana, alla prova dei fatti un'esaltante catarsi sanremese e la celebrazione di un repertorio musicale spesso sottovalutato. Gli arrangiamenti sontuosi ma quasi mai scontati, l'incredibile potenza della voce di Patton (e un'interpretazione impeccabile), il potere evocativo dei pezzi scelti e il contesto nazional-popolare della piazza in una sera d'Estate hanno trasformato il concerto in un evento clamoroso.
E su tutto c'è lui, completo bianco e brillantina, che gigioneggia con la folla e l'orchestra, padrone di un italiano quasi perfetto (eredità dei 10 anni di matrimonio che negli anni '90 l'anno portato a vivere a Bologna), di un repertorio super-ecumenico che mette insieme gli umarells che si sono portati la sedia da casa e i freakkettoni del DAMS che bevono birra seduti sul gradino dei portici, e della potenza di una voce (e di un'orchestra) francamente incredibili. A quanto pare si è prosciugato buona parte dei fondi dell'Estate bolognese, ma che vi devo dire, ne è davvero valsa la pena.
[foto: Misterdeiv]
Mike Patton Mondo Cane - Il cielo in una stanza (Gino Paoli) (MP3)
Mike Patton Mondo Cane - 20 Km al giorno (Nicola Arigliano) (MP3)
Mike Patton Mondo Cane - Quello che conta (Luigi Tenco) (MP3)
Mike Patton Mondo Cane - Una sigaretta (Fred Buscaglione) (MP3)
Tom Waits - 19 Lug, Teatro degli Arcimboldi, Milano
Tom Waits non è solo un musicista. Tom Waits è leggenda. Nessun altro musicista dei tempi moderni ha il suo stile e il suo carisma, nessuno possiede la stessa aura mitologica, nessuno ha uno stile così unico e un repertorio così vasto e solido. Quando è uscita la notizia che il cantautore di Pomona sarebbe venuto in Italia (nove anni dopo l'ultima volta; e chissà quanti ne passeranno per la prossima, se ci sarà) , non c'è stata nessuna esitazione: costasse quel che costasse, saremmo andati. E sapevamo che sarebbe costato.
La terza data agli Arcimboldi ha valso i novanta (lievitati a più di cento con la prevendita) euro del biglietto? La domanda è inutile; anzi, è mal posta. Sarebbe meglio chiedere: dopo quante canzoni ti sei pentito di aver ascoltato la tua coscienza (che ti dice che una cifra del genere per un concerto è immorale) e di non aver preso i biglietti per la platea (che si aggiravano sui 150 euro, se non ricordo male)? Quasi subito.
Perchè anche se su molti pezzi ero un po' arrugginito (non l'ho studiato a sufficienza, lo ammetto), se non ha fatto Tango 'till they're sore e Hold on e se un asettico teatro milanese non è la bettola dell'Oklahoma dove vorresti davvero vederlo dal vivo, non riesco davvero a trovare un difetto che sia uno allo show del buon Tom. Allestimento bellissimo, band -chevvelodicoaffà- eccellente (figli compresi), scaletta inevitabilmente incompleta ma impeccabile, interpretazioni enormi, e soprattutto una voce che, se esistesse un ipotetico dizionario sonoro, sarebbe la definizione stessa dell'inferno. Appena ci penso mi vengono i brividi.
[foto: MV978]
Tom Waits - Innocent when you dream (live @ Barcelona, 14/07) (MP3)
Tom Waits - Hoist that rag (live @ Barcelona, 14/07) (MP3)
Tom Waits - God's away on business (live @ Barcelona, 14/07) (MP3)
DisKoInKiostro finisce qui. Mezzora di schiaffoni quasi mai sotto i 130 bpm, con qualche carezza. Perché schiaffi e carezze si danno con la stessa posizione della mano sulla faccia. Ma quando arriva La Fine? Prendi i Chemical Brothers, che dai per finiti e che invece tirano fuori una sconvolgente decima arma da battaglia elettronica: giro di basso sbatticulo, martellone ritmico, assolone di chitarra balericacida, chitarrine funk e una melodia sulla pazzia di mezzanotte che ti chiedi quando sia stata l’ultima volta che il mondo è stato pazzo a mezzanotte e non era la fine dell’anno. La Fine non finisce con una salita costante e inesorabile di fil’e’ferru su bassi rigonfi come biancheddus e con Anthonyendegionsons che chiama al telefono e dice: “Uè Massimi’ – al telefono Anthony parla con una voce che sembra quella di Pino Daniele – la DFA ed Audion hanno smesso di fare remix che ci piacciono? Perché non fai una clonata delle tue, mentale e finale come il secondo e cavalcante e infinita come i primi?”. Non finisce perché dopo la notte c’è il giorno e dopo il giorno la notte, come dicono i Crookers con Kid Cudi. Finisce con Jaguar, che è La Fine con la F maiuscola che non dovrebbe essere mai usata da chi non è nato a Detroit, ma a La Fine tutto è concesso. Purché finisca ad alto volume.

DisKoInKiostro Vol.4 – La Fine
(La tracklist si trova qui)
[Kids always puzzle me. Da una campagna pubblicitaria brasiliana. (via)]
[How Web Savvy Parents Can Help Kids Learn The English Alphabet. Grazie a Lucia]
[Dress for dinner Napkins. Meraviglia. Grazie a Kekkoz]
L'anno scorso il loro concerto sulla spiaggia dell'Hana-bi aveva segnato un vero e proprio capodanno dell'Estate (leggere il post esaltato e guardare il delirante video del concerto girato da Icepick per credere), per una giornata di mare, gente, coriandoli e indiepop difficile da dimenticare.
Difficile da dimenticare è stato anche il mio primo Maggio, in cui tra le mura del folle Brooklyn Masonic Temple ho incrociato di nuovo la loro truppa fuori di testa (foto qui sotto) e, nonostante sapessi già bene cosa aspettarmi, mi sono fatto conquistare di nuovo come la prima e la seconda volta.
Adesso è finalmente il tempo di parlare del nuovo disco, che si chiamerà Who killed Harry Houdini?, uscirà il 14 Ottobre e ci darà di nuovo modo di canticchiare gli anthem fulminanti dei venti e passa tuonati musicisti svedesi. Gli I'm from Barcelona sono tornati sotto in scena, e a metà Luglio è difficile immaginare una notizia migliore.
Eppure una notizia migliore c'è. Gli I'm from Barcelona torneranno nell'amato stabilimento di Marina di Ravenna il 24 Luglio (purtroppo è un giovedì, ma vabbè), per un'altra serata che si annuncia memorabile. Pare che la band abbia fatto carte false per tornare a suonare in Romagna, decurtandosi il cachet e facendo i salti mortali all'interno del tour per inserire la data dell'Hana-bi.
Per prepararci ascoltiamo il nuovo singolo Paper Planes (in MP3 qui sotto), guardando le foto che ho scattato al loro concerto di Brooklyn tra un palloncino, un sing-along e un handclapping.
I'm from Barcelona - Paper planes (web rip) (MP3)
Per una volta rubo il mestiere al grande capo, e segnalo io una libreria.
T.shelf è modulare ed è fatta apposta per girare intorno ai mobili già presenti in casa. Come al solito, però, è più il posto che occupa che quello che fa risparmiare.
(sono andato bene? si arrabbierà?)
Mentre, come è cosa buona e giusta, il livello di latitanza del sottoscritto e degli altri autori di questo blog sale con l'aumentare della temperatura e l'inoltrarsi di Luglio (siete vivi?), un saluto veloce e una cover live che vede i Guillemots alle prese col singolone estivo Black and Gold di Sam Sparro, uno tra i pezzi più contagiosi della stagione (a me ricorda un sacco Crazy degli Gnarls Barkley). Il trattamento della band inglese toglie un po' di svogliatezza soul e aggiunge violini e una spruzzata di pathos. Servire freddo, meglio se nel tardo pomeriggio.
Guillemots - Black and Gold (live - Sam Sparro cover) (MP3)
Guillemots - Trains to Brazil (MP3)
Mentre qua il padrone di casa si spara delle pose ascoltando musica da suicidio mentre fuori l'Estate impazza, le ragazze passeggiano a spalle scoperte e ogni mattina tutto quello che desidero è che arrivi la sera per potermi bere un gin tonic davanti a qualche bar, oggi comincia un nuovo weekend di Luglio e non è il caso di farsi trovare impreparati.
Quest'oggi la soundtrack è cortesemente fornita da sua maestà Dizzee Rascal, uno che di solito è un rapper brutto e cattivo, ma che quando vuole sa piazzare la zampata e trovare la strada verso il grande pop (e la vetta della classifica). Per farlo si è fatto aiutare nientepopòdimenoche da Calvin "Prezzemolo" Harris, l'enfant prodige inglese che fa musica che al liceo avremmo odiato e che invece adesso, carichi di anni e di inutile autoironia come siamo, troviamo irresistibile. Il pezzo che sigla la loro collaborazione è praticamente un pezzo standard di Calvin Harris (sembra Acceptable in the 80's) con Rascal che ci rappa su, ed è un gran singolaccio. Irresistibile.
Dizzee Rascal feat. Calvin Harris - Dance wiv me (MP3)
Bonus:
Dizzee Rascal feat. Calvin Harris - That's not my name (The Ting Tings cover) (MP3)
(grazie a ink)
Sarà stato il Giugno eccezionalmente piovoso che ha castrato sul nascere ogni velleità balneare, e ha ritardato quanto basta l'unica parte davvero piacevole della stagione (quella in cui le speranze di cui l'aria è gravida non sono ancora state definitivamente infrante dalle cose che non succedono).
Oppure dev'essere stata l'afa sahariana che è piombata di colpo sulle città (gente di collina come me non ci si abitua mai), forse meno puntuale del solito ma non certo meno implacabile nel suo toglierti la voglia di vivere fin dal momento esatto in cui ti svegli, madido, nel tuo letto.
Più prosaicamente, forse, è la ruota musicale che gira, e quest'anno l'indiepop spensierato ha mancato l'appuntamento, l'electro sembra stanca e non ha intenzione di tirare fuori un anthem stagionale, la bossa dolceamara invecchia inesorabilmente e manca di linfa e di idee, e pure i tormentoni pop sembrano meno belli che in passato.
Quale che sia la causa (in fondo chi se ne importa), la storia è questa: sul mio lettore quest'anno non c'è l'aria di un singolo estivo che sia uno, e da un paio di mesi gli unici dischi che sono in grado di darmi soddisfazione sono un paio di splendidi, lenti e devastanti, inni all'isolamento e alla malinconia.
So che non dovrebbe essere così, eppure -in realtà- non riesco a vedere la cosa come un problema. Ogni tanto ci penso, incuriosito e vagamente dubbioso su quel che potrebbe significare, poi però spingo di nuovo «play», e non ci penso più.
Un covo
Per primo c'è il covo degli A weather, eccezionale quintetto di Portland che esce fuori dal nulla, pubblica il suo esordio per la Team Love di Conor Bright Eyes Oberst e per il sottoscritto mette una seria ipoteca al titolo di rivelazione dell'anno. Cove è un susseguirsi di ballad pressochè perfette, piccoli bozzetti slowcore, atmosfere sospese che pescano dal folk ma anche dal pop più classico, torch songs completamente senza tempo. Le atmosfere e l'intreccio vocale maschile/femminile non possono che far venire in mente ora i Low ora i Devics, band da cui gli A weather paiono però in grado di prendere solo i pregi (l'intensità dei primi, i devastanti pezzi killer dei secondi) ed evitare miracolosamente i difetti (l'algidità che spesso funesta i primi, la melassa in cui ogni tanto affogano i secondi), tenendo un equilibrio magistrale praticamente miracoloso. Non sono il solo a dirlo: un esordio enorme.
A weather - Oh my Stars (MP3)
A weather - Pinky Toe (MP3)
Per Emma, una vita fa
Di Justin Vernon probabilmente sapete già tutto, tanto il suo progetto Bon Iver è stato un piccolo grande caso nella musica indipendente americana degli ultimi 12 mesi. Sapete già tutto della genesi di For Emma, forever ago (registrato in una casa in Wisconsin durante un inverno lungo e nevoso, e dedicato, come dice il titolo, a una ex ragazza di molti anni prima), del suo folk scarnificato e ricostruito sul nulla (con un falsetto quasi soul, armonie vocali d'altri tempi e testi bucolici inevitabilmente metaforici), del gioco di parole nello pseudonimo del suo autore (storpiatura di «Bon Hiver», «Buon Inverno» in francese), della bravura live della band (il concert à emporter registrato per la Blogotheque, ad esempio, è una vera meraviglia, con una versione a cappella della title-track francamente incredibile) e del suo tour infinito che non toccherà l'Italia. E visto che sapete già tutto, sapete anche che questo è il momento di ascoltarlo di nuovo. Dedicandolo, come sempre, a tutte le Emma di una vita fa. E alle estati che sembrano inverni.
Bon Iver - Flume (MP3)
Bon Iver - Lump Sum (MP3)


Sono un albero, una casa e una macchina. Se cerchi l'ASCII Art su Google non ti dà nessun risultato. Peccato, quasi ci speravo. (via)

Un buon modo per passare qualche minuto in questo ennesimo principio di settimana che non finirà mai: Misheard Lyrics, il trend di youTube che porta i musicofili annoiati in giro per il mondo a creare piccoli montaggi video che illustrano i testi volutamente fraintesi di alcuni grandi pezzi del pop e del rock.
Imperdibile il classico dei biascicamenti Yellow Ledbetter dei Pearl Jam (da confrontare con quest'altra versione), ma notevoli anche Toxic di Britney Spears e Smells like teen spirit dei Nirvana.
Potato wave a tutti.